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Si è aperta ieri, con la presentazione del nuovo film di animazione Disney Pixar “Up”, la 62ma edizione del Festival di Cannes.

Tra la nutrita selezione di film e autori, tra cui ricordiamo l’atteso “Antichrist” di Lars Von Trier e il ritorno di Ang Lee con “Taking Woodstock”, molti anche i film coreani distribuiti nelle varie sezioni del festival. Diamogli un’occhiata più da vicino.

Pak Chan-uk, già osannato per Old Boy e Lady Vendetta, è l’unico rappresentante del paese nella Selezione Ufficiale. Il suo Thirst (Bak-jwi) è un dramma d’amore dalle tinte horror che vede interpreti Song Kang-ho (Memory of murder e Secret sunshine) e Kim Ok-bin (conosciuta in patria come attrice di drama). Considerato un film scandalo in patria, in cui ne è stata censurata pure la locandina originale, il film narra la relazione torbida tra un pastore protestante/vampiro e la moglie di un suo amico d’infanzia.

Il secondo, attessisimo ritorno è quello di un altro grande nome del cinema coreano, Bong Jun-ho (The Host). Con il suo Mother (sezione Un certain regard), l’autore torna sui toni thriller della sua opera prima “Memory of Murder”: un ragazzo disadattato (splendida interpretazione del talento Won Bin) viene accusato di un omicidio e sua madre, per scagionarlo, si mette sulle tracce del vero colpevole.

Nella sezione Cinéfondation, altri due film, di autori meno conosciuti ma con ottime possibilità di diventare presto noti al pubblico europeo. Il primo è  Don’t step out of the house (Nammae-ŭi jip)  di Jo Sung-hee, un film drammatico che narra la storia di due emarginati, un fratello e la sua sorellina, che vivono orfani dei genitori in un piccolo seminterrato. La loro vita verrà sconvolta da un gruppo di uomini che si intrufolano nella propria abitazione per minacciarli.

L’altro lungometraggio nella sezione è The Horn (Kyeongjeok) di Yim Kyung-dong. L’opera prima di questo giovanissimo regista, classe 1983, è incentrata sulle vicende di una rifugiato nord-coreano che un giorno decide di fuggire con un’auto. Ritrovata l’auto abbandonata lungo un fiume, il detecive Ko, l’agente assicurato  Yung-lim e il figlio del fuggiasco Chul-min cercheranno di scoprire cosa ne sia stato dell’uomo.

la locandina di Mother

la locandina di Mother

Ma non è ancora finita. Oltre al corto d’animazione Dust Kid (Meonji ai) di Jung Yu-mi, la selezione parallela al festival, Quinzaine des realizateurs, ha selezionato anche l’ultima opera di Hong Sangsoo. L’autore, una delle voci più importanti del nuovo cinema coreano, presenterà Like You Know It All (Chal aljido mothamyunseo), film dai toni melò che segue le vicende amorose di un fantomatico regista.

Un’opera da tenere d’occhi è sicuramente la coproduzione franco-coreana A Brand New Life (Yeohaengja) dell’esordiente regista Ounie Lecompte. La regista, di origini coreane ma adottata all’età di 9 anni da una famiglia francese, non è del tutto nuova alla macchian da presa: è stata già interprete di un film di Olivier Assayas e costumista in altre produzioni. Il film nasce dopo il suo ritorno in Corea per intepretare la parte di una ragazza alla ricerca delle proprie origini: la pellicola non è stata mai realizzata ma ha fornito alla giovane l’imput per la stesura di A Brand New Life. Anche qui una bambina viene abbandonata all’età di 9 anni in un orfanotrofio in attesa di essere adottata e, dopo vari tentativi di fuga, la giovane accetta la sua condizione in attesa di “una nuova vita”, come recita il titolo.

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Non dimentichiamo, poi, la proiezione dell’opera del 1962 Prince Yeonsan di Shin Sang-ok, in versione restaurata per la sezione Classici, e il cortometraggio 6 Hours (6 sigan) di Moon Seong-Yeok (Settimana Internazionale della Critica).

Per chi volesse approfondire, oltre al sito del festival, aggiungo la guida realizzata dal KOFIC (Korean Film Council) dove trovate trame, notizie e info sulle proiezioni.

Insomma, c’è tanto e di tutto. Grandi nomi, esordienti, vecchi maestri, corti, animazione. Peccato starsene qui col caldo e la tesi, invece che passeggiare per il lungomare di Cannes e imbattersi, perchè no, in Pak Chan-uk! Aspetterò con ansia la rassegna a Roma, nella speranza di vedere almeno i film di Pak e Bong. Per gli altri ci sarà poco da fare, ahimè…

la locandina censurata in Corea

la locandina di Thirst, censurata in Corea

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